L’uso corretto del Dono della diversità delle lingue in Chiesa

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Un altro aspetto da considerare è l’uso corretto di questo dono durante i culti.

Vediamo cosa dice la Parola:

1 Corinzi 14:27‭-‬28 Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al massimo a farlo e a turno, e uno interpreti. Se non vi è chi interpreti, tacciano nell’assemblea e parlino a sé stessi e a Dio.

L’apostolo mette ordine in modo chiaro ed inequivocabile, c’è chi parla in lingua? Bene 2 o 3 al massimo ma ci sia chi interpreti altrimenti si TACCIA e parli a se stesso o a Dio nell’intimità non a voce alta creando confusione ed incomprensione.

Nell’assemblea l’esercizio dei Doni deve avere un unico fine, la mutua edificazione, e non l’esaltazione del singolo come oggi avviene, persone che attirano l’attenzione verso loro stessi condizionando spiritualmente l’andamento della riunione.

Paolo spiega nello stesso capitolo le conseguenze negative dell’esercizio improprio del dono delle “lingue” durante la riunione, infatti dice:

Verso 23. Quando dunque tutta la chiesa si riunisce, se tutti parlano in altre lingue ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno che siete PAZZI?

Solo confusione e nessuna edificazione, questa pazzia non sarà ad onore del Vangelo ma a disonore!!

Il Dono delle “lingue” assume il suo valore nell’assemblea solo quando viene interpretato e si trasforma in un messaggio o esortazione comprensibile al popolo, tutti allora ne saranno edificati, altrimenti è solo foriero di disordine ed incomprensione.

Concludo con le parole dell’apostolo:

Verso 20. Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti.

Dio vi benedica. 

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